Tendenze e consigli per avere successo nei vostri investimenti nel 2024

Un collega investe il totale dei suoi risparmi in un fondo in euro al 2,5 % netto. Dopo l’inflazione, il suo capitale diminuisce ogni anno. Questa situazione è ancora comune nel 2024 e illustra un problema più ampio: un investimento apparentemente stabile può generare una perdita reale se il suo rendimento non copre l’aumento dei prezzi.

Private equity in Francia: performance superiori alle azioni quotate in dieci anni

Le azioni quotate e il settore immobiliare attirano l’attenzione ogni volta che si parla di risparmi. Il capitale di investimento, invece, si sta gradualmente inserendo nelle allocazioni patrimoniali senza fare rumore.

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I dati pubblicati da France Invest ed EY collocano il TRI netto del private equity francese al 12,4 % annuo su dieci anni al 31 dicembre 2024. Nello stesso periodo, il CAC 40 con dividendi reinvestiti raggiunge l’8,9 %. Il divario, misurato su un decennio, supera di gran lunga il margine di errore.

Per quanto riguarda l’accesso, la situazione è cambiata. Ora è possibile inserire il private equity in unità di conto in assicurazione-vita, in un PER, o tramite fondi semi-liquidi. Ventisei miliardi di euro sono stati investiti in private equity in Francia nel 2024, con un aumento del 16 % rispetto al 2023. Per individuare i veicoli adatti al proprio profilo e seguire queste evoluzioni, il sito Full Invest pubblica regolarmente analisi su queste classi di attivi.

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Il rovescio della medaglia è chiaro: una liquidità ridotta, costi più elevati rispetto a un ETF e un orizzonte di investimento che spesso supera i cinque anni. Non si investe qui il denaro di cui si ha bisogno a breve termine.

Donna professionista che consulta dati finanziari su un tablet in uno spazio di coworking moderno

SCPI e immobili quotati: scegliere tra redditi regolari e liquidità

Un investitore che acquista un appartamento per affittarlo gestisce gli inquilini, i lavori, i morosi. Le SCPI eliminano questo onere operativo. Si acquistano quote, si percepiscono redditi trimestrali e la società di gestione si occupa del resto.

I rendimenti dipendono dalla tipologia (uffici, salute, commercio, logistica) e dalla società di gestione. Le SCPI lanciate di recente puntano a rendimenti più elevati rispetto ai veicoli storici, in cambio di un’esposizione assunta a mercati europei diversificati.

Sul campo, diversi punti meritano attenzione:

  • Le SCPI investite in immobili per la salute o in logistica europea mostrano tassi di distribuzione spesso superiori a quelli delle SCPI di uffici parigini, penalizzate dall’aumento del telelavoro.
  • Il mercato secondario delle quote di SCPI si è inasprito nel 2024, con tempi di rivendita allungati per alcuni veicoli storici. Verificare la liquidità prima di sottoscrivere non è facoltativo.
  • I costi di ingresso riducono la performance nei primi anni e devono essere ammortizzati su un orizzonte lungo.

Le società immobiliari quotate in borsa costituiscono un’alternativa per chi desidera maggiore flessibilità. Offrono la liquidità di un’azione, ma con una volatilità comparabile a quella del mercato azionario. Non è adatta a tutti i profili.

Investimenti climatici: un deficit di finanziamento che crea opportunità

Il rapporto 2026 di I4CE sugli investimenti climatici in Europa documenta un gap strutturale. Il continente investe meno di quanto sarebbe necessario per raggiungere i suoi obiettivi di decarbonizzazione. Questo deficit tra bisogni reali e finanziamenti disponibili apre margini per gli investitori posizionati sulla transizione energetica.

In pratica, i flussi si dirigono verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica degli edifici e le infrastrutture di rete. Gli ETF tematici climatici permettono di accedervi senza stock-picking, ma la loro composizione varia notevolmente da un emittente all’altro. Un ETF etichettato “clima” può contenere una maggioranza di valori tecnologici americani con un legame molto indiretto alla transizione.

Prima di sottoscrivere, si verifica la metodologia dell’indice sottostante: criteri di selezione, percentuale di fatturato “verde” richiesta, esclusioni settoriali. Senza questo lavoro, si acquista un’etichetta, non un’allocazione coerente.

Obbligazioni verdi e fondi datati

Con tassi che rimangono a livelli più elevati rispetto a tre anni fa, i fondi obbligazionari datati (un paniere di obbligazioni a scadenza fissa) offrono un rendimento noto in anticipo se li si mantiene fino alla scadenza. A meno di un default di un emittente, si sa cosa si andrà a percepire.

Le obbligazioni verdi (green bonds) combinano questo vantaggio con un indirizzamento verso progetti di transizione. Il rischio di credito rimane identico a quello di un’obbligazione classica dello stesso emittente. La differenza sta nel monitoraggio: l’allocazione dei fondi è verificata da revisori esterni.

Team di professionisti riuniti attorno a un tavolo di conferenza per discutere delle strategie di investimento nel 2024

Costruire un portafoglio 2024: le scelte concrete

Diversificare è una serie di decisioni pratiche legate al proprio orizzonte, alla propria tolleranza alle perdite temporanee e ai propri bisogni di liquidità.

Il panorama è cambiato dal 2019. Le obbligazioni rendono di nuovo qualcosa, il private equity è accessibile senza ticket a sei cifre e gli investimenti “verdi” superano lo stadio della nicchia.

  • Stabilire un orizzonte chiaro per ogni segmento: meno di due anni (fondi euro, libretti), da due a cinque anni (obbligazioni, fondi datati), più di cinque anni (azioni, SCPI, private equity).
  • Non superare il 15-20 % del portafoglio in attivi illiquidi, a meno che non si abbia una visibilità molto lunga sui propri bisogni di liquidità.
  • Ribilanciare almeno una volta all’anno: vendere ciò che ha sovraperformato per riacquistare ciò che è diminuito equivale ad applicare meccanicamente il principio “comprare basso, vendere alto”.

Il tranello più comune rimane l’immobilismo. Un portafoglio bloccato per cinque anni si basa sull’ipotesi che le condizioni di mercato non cambino. Esse cambiano sempre. Un punto trimestrale sulle proprie allocazioni è sufficiente per correggere le deviazioni prima che pesino sulla performance complessiva.

Tendenze e consigli per avere successo nei vostri investimenti nel 2024